"Se uno ci pensa un pò si potrebbe anche dire che la filosofia ogni volta che ha affrontato il problema della relazione tra potere e violenza ha detto all’incirca la stessa cosa: il potere è una brutta droga. D’altra parte già Catone il censore avvertiva giustamente che il potere rende matti. Quel che la filosofia ha sempre stentato a capire, e a vedere certe facce questo è un problema che ritorna oggi con più urgenza che mai, è se fa più male al cervello di chi ce l’ha o di chi la subisce".
(Edgar Malaiville, lettera a Michel Foucault)
La lettera si conclude con una breve citazione da Capitalismo e Schizofrenia di Gilles Deleuze a cui Foucault aveva recentemente acconsentito a scrivere l'introduzione:
Ecco quindi il carattere particolare della violenza di stato: è molto difficile fissare questa violenza perchè essa si presenta sempre come pre-stabilita. [...] Da un punto di vista interno al modo di produzione, è molto difficile dire chi è il violento e chi è la vittima, chi è il ladro e chi il derubato. [...] Il povero è già da sempre nudo e il ricco finemente vestito, il debole disarmato e il forte fornito di armi potenti e invisibili. Per questo motivo lo stato e la violenza del sovrano sembrano sempre presupporsi e giustificarsi a priori: il sovrano può sempre dire che la violenza è “primaria”, che l’esplosione di violenza è semplicemente un fenomeno naturale, che non ha cause politiche, sociali e per il quale lo stato non può essere affatto responsabile. Il sovrano dunque si pone nella condizione di chi usa la violenza solo contro i violenti, contro “i criminali” – contro i primitivi, contro i FOLLI, contro i nomadi – così che la pace dei giusti possa regnare indisturbata.
(Gilles Deleuze e Felix Guattari)
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